Spilla "aquila SS italiane"

spilla.aquila

Nuovo prodotto

Spilla smaltata colore argento

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9,99 € tasse incl.

Scheda tecnica

Peso14gr
MaterialeNichel

Dettagli

Magnifica riproduzione del distintivo simbolo dei volontari della Legione SS Italiana. Era portato indistintamente sul loro "Einheits Feldmutze" (berretto da campo), sul lato sinistro, sul berretto rigido al centro e anche sulla manica sinistra della giubba in alternativa alla versione ricamata. Costituito da un'aquila ad ali spiegate che trattiene tra gli artigli un fascio repubblicano, è stato prodotto dalla ditta Lorioli di Milano (conio n.04944/D) l'unico fabbricante autorizzato alla sua produzione. 
All'aquila si accompagnava sul berretto il fregio frontale a forma di teschio delle SS germaniche. Questi fregi originali sono oggi rarissimi e massicciamente riprodotti in nove casi su dieci. 

Le prime unità delle SS Italiane furono addestrate in Germania a Musingen, dove alla metà di ottobre si trovavano già 13362 uomini arruolati tra volontari ed ex-internati nei campi tedeschi dopo l’8 settembre. Non era infatti ancora prevista, e non lo fu fino al gennaio 1944, alcuna misura di arruolamento in Italia.
Il 1° febbraio 1944 ha ufficialmente inizio il reclutamento volontario in Italia per completare i reparti della Waffen SS che, oltre a contrastare i partigiani, si sarebbero dovuti battere al fronte contro gli angloamericani. 
A tale scopo era prevista una severa selezione per individuare gli uomini idonei a recarsi in Germania, per ricevere un addestramento di prim’ordine ad opera della Waffen SS di concerto con l’esercito tedesco. In totale furono circa ventimila i volontari italiani che si posero al totale servizio della Germania. 
Le unità dipendevano dal comandante Waffen SS in Italia, Gruppenfuehrer Lothar Debes con sede a Calmiero nel veronese che a sua volta dipendeva dal 
Obergrueppenfuehrer Karl Wolff, comandante supremo delle SS e della polizia tedesca in Italia. 
Al vertice della legione vi era l’ispettorato del Generalmajor Pietro Mannelli (con funzione anche di ispettore arruolamenti). Mannelli sovrintendeva al servizio reclutamento costituito all’inizio da 40 uffici nell’Italia settentrionale. 
I reparti operativi erano distinti in unità combattenti e di riserva. Le prime erano inquadrate nella brigata divenuta nell'aprile 1944 la “29° Waffen Granadier Brigate der SS”. Era un’unità di fanteria su due reggimenti, 81° e 82° SS, un reggimento di artiglieria, un battaglione di fucilieri, una compagnia pionieri, una compagnia trasmissioni, una compagnia complementi, e le unità di supporto per un totale all’aprile 1945 di 5.000 unità sulle 6.500 della legione.
Le unità di riserva dipendevano da un apposito comando che gestiva l’inquadramento dei nuovi volontari. Vi era infine il battaglione addestramento ufficiali con corsi secondo i parametri delle scuole ufficiali SS.

Le SS Italiane furono in conclusione composte da militari che accettarono di agire al comando di ufficiali germanici. Tutti i gradi più importanti erano tedeschi e gli stessi ordini per gli ufficiali superiori erano dati in lingua germanica.  
Già alla fine di novembre, mentre le Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana andavano ancora costituendosi, ben 13 battaglioni furono trasferiti nell’Italia Settentrionale con compiti di “sicurezza”. Tranne due battaglioni inviati a contrastare lo sbarco degli americani ad Anzio, le SS Italiane furono quasi esclusivamente impiegate dai tedeschi in operazioni di polizia e di lotta antipartigiana nelle regioni del Nord Italia.
Le Waffen-SS Italiane furono tra le prime truppe italiane a riprendere la guerra contro gli alleati. Il 17 marzo 1944 fu spostato sul fronte di Nettuno anche il 1° Btl-Freiw. Waffen-SS-Vendetta. L’occasione per farsi valere si presentò nel Febbraio del 1944 quando il Battaglione Vendetta comandato dal Colonnello Carlo Federico degli Oddi venne inviato sul fronte di Anzio aggregato alla 715° divisione di fanteria tedesca dove resistette all’incedere del nemico per oltre 70 giorni perdendo 340 uomini su un totale di 650 componenti e meritandosi ben 22 Croci di Ferro.
Il 27 aprile 1944 venne emanato l’ordine del giorno firmato da Karl Wolff che recitava:
“Il comandante supremo delle SS ha disposto per ordine del Fuhrer la costituzione della 1° Brigata Italiana Granatieri SS (Waffen Granadier Brigate der SS).
In base a questo la 1° Brigata d’Assalto porterà con effetto dal 27.04.1944 la suddetta denominazione. Ciò significa un riconoscimento del comandante supremo per l’attività svolta da ufficiali, sottufficiali e legionari”.

Tutto ciò portò al permesso per i combattenti di Anzio e successivamente per tutti, di fregiarsi delle mostrine nere; sulla sinistra il grado mentre sulla destra un distintivo da designare (non era concesso portare le due rune che spettavano solo ai reparti tedeschi) e che fu creato successivamente: tre dardi incrociati. Purtroppo le gravi deficienze di materiali non consentirono il totale rinnovamento e molti legionari portarono fino al termine del conflitto le vecchie mostrine rosse. Inoltre, sulla manica sinistra venne cucito l’emblema nazionale: un’aquila con il fascio littorio.
Nel mese di maggio entrò in azione sul fronte di Civitavecchia il Battaglione SS Italiane Debica, così chiamato dal luogo di addestramento in Polonia. Esso sostenne diversi scontri anche sulla linea difensiva tra Civitavecchia e Fiumicino. In seguito alla ritirata venne creato il Kampfgruppe Binz comandato dal Tenente Colonnello Franz Binz che raggruppò i due battaglioni e che risultò attivo successivamente nella lotta ai partigiani nel piacentino.
Dall’agosto al novembre 1944 una grossa aliquota della Brigata venne impiegata in funzione antipartigiana in Piemonte dove, tra gli altri, morì in azione il comandante del Battaglione Debica, Capitano Dal Dosso. 
Il 1945 vide le ultime disperate operazione dei legionari che dai confini occidentali a quelli orientali cercarono di difendere l’integrità territoriale delle Repubblica combattendo in Valle d’Aosta unitamente a reparti di Brigate Nere e Guardie confinarie contro l’avanzata francese sostenuta dai partigiani, mentre sul fronte est impegnarono le preponderanti bande titine spalleggiate anche qui dai partigiani.  La sorte dei legionari fu assai triste; chi sopravvisse agli scontri, nella maggioranza dei casi venne infoibato. Il Kampfgruppe Binz continuò la lotta antipartigiana particolarmente in Val Trebbia insieme alla 162° Divisione Tedesca Turkistan e rimase separato dal resto delle SS. Si arrese solo agli anglo-americani il 30 aprile 1945. Solo alla fine del marzo 1945 le Waffen SS Italiane divennero la “29° Divisione volontari delle SS, 1° italiana”. Sarà anche l’ultima.